
Posizionare il Terzo Settore e le tematiche dell’inclusione sociale al centro del dibattito agricolo e
culturale e dimostrare che l’agricoltura non è solo coltivazione della terra ma è soprattutto cultura del
rispetto. É un obiettivo ambizioso quello che si è posto l’Ente Nazionale Risi in occasione di Risò
2026.
Come concretizzarlo?
Tramite il progetto “Il riso, pane dell’anima” (sostenuto anche dal Masaf), l’Ente organizza una mostra
di acquerelli botanici a tema risicolo nell’ex Chiesa di San Pietro Martire: un tributo visivo al riso
italiano che attraverso la diversità delle tante varietà coltivate si fa metafora della diversità umana.
Il progetto è portato avanti in collaborazione con Diapsi Vercelli, associazione di volontariato per la
promozione della salute mentale: persone che vivono disagi di carattere psichico seguite dalla Diapsi
hanno realizzato diversi lavori con una serie di pattern illustrati ispirati alle opere esposte nella mostra
dell’artista botanica di fama internazionale Angela Petrini, che verranno messi in vendita durante
l’edizione di Risò 2026.
Attraverso lo sguardo dell’artista, la raffigurazione iper-realistica dei chicchi di riso diviene lo
specchio della condizione umana. «Ogni chicco di riso racchiude una particolarità che ne esalta le
caratteristiche – ha dichiarato la Presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba – così come ogni
persona custodisce una qualità unica, capace di renderla speciale e diversa da tutte le altre».
La diversità morfologica dei chicchi lancia dunque un messaggio incisivo contro la standardizzazione
soprattutto sociale. Il progetto di Ente Nazionale Risi e di Diapsi Vercelli vuole evidenziare che la
diversità mentale non è un difetto da nascondere o correggere, ma una dimensione dell’essere umano
che merita spazio, comprensione e dignità.
Un messaggio che si traduce in un’azione sociale concreta.
«I prodotti realizzati dalla sartoria di DIAPSI – ha sostenuto Lorena Chinaglia Presidente di Diapsi
Vercelli – utilizzando parte degli acquerelli di Angela Petrini donano una nuova identità visiva a
materiali di riciclo, come vecchie lenzuola e tessuti di recupero, trasformati all’interno del
Laboratorio di Sartoria. Le mani che hanno cucito e ridato vita a questi tessuti appartengono a
persone che vivono disagi legati a sofferenze psichiche. Ogni prodotto finale è un pezzo unico,
testimonianza tangibile di una rinascita. Integrazione, lavoro creativo e valorizzazione della diversità
si fondono, dimostrando il ruolo cruciale del Terzo Settore nel tessere nuovamente i fili strappati del
tessuto sociale».